Scena quasi apocalittica nella chiesa di San Domenico a Martina Franca, quando alle 7.05 di mercoledì 4
giugno un fulmine ha colpito e danneggiato la lanterna della cupola. E dire che si è trattato di un tragico déjà vu: infatti, meno di dieci anni fa, un altro fulmine ha colpito lo stesso punto della lanterna, tanto che la chiesa è stata sottoposta a recenti restauri, per conto del Ministero dei Beni Culturali. Al momento dell’infausto evento era presente, all’interno della chiesa, un fedele, seduto a pochi centimetri dal luogo di caduta dei calcinacci e miracolosamente indenne. Ingenti i danni, si conta una cifra approssimativa di 50 mila euro solo per i danni alle strutture; completamente da rifare, invece, gli impianti di recente installazione (dall’impianto di videosorveglianza, a quello che regola l’organo). La Soprintendenza è stata tempestivamente avvisata dell’accaduto, ma è presto per dire se interverrà nel secondo restauro: si spera, ovviamente di sì, anche perché, altrimenti, è difficile stabilire come e quando le casse, già provate, della parrocchia sapranno porre rimedio allo sfortunato incidente. L’edificio di culto è stato costruito in stile barocco (da “baroque”, che nel Seicento indicava una perla di forma irregolare, a sottolineare i caratteri irregolari dello stile), intorno al 1746, dai Domenicani, su un precedente edificio gotico di cui sopravvive il chiostro ogivale. La facciata si presenta come divisa
in due parti indipendenti, la zona del portale con lo stemma dell’ordine dei domenicani e il finestrone (monofora), nella parte alta, circondata da una cornice di foglie, riccioli e volute che sfidano, per la loro plasticità, la resistenza della pietra. I restauri, necessari, sono stati condotti a regola d’arte, ma si sono resi vani per l’assenza di un parafulmine. L’appello di don Franco Angelini a una raccolta di fondi per l’acquisto del parafulmine, riguarda tutti, parrocchiani e non, poiché si tratta di un bene prezioso comune, un racconto sempre valido della nostra storia. La ferita inferta non è circoscritta al solo elemento architettonico, ma a tutta la popolazione, un richiamo all’ordine, per tutti i cultori del bello, esteso a tutti i monumenti in stato di degrado. Lo Stato (e per suo conto il Ministero per i Beni Culturali) non basta, nostra è la responsabilità del mantenimento e della cura di ciò che ci rappresenta. Ne è testimonianza il fatto che i restauri, eseguiti dall’organo statale, non hanno apportato proprio la soluzione (il parafulmine) a un problema che, vista la ricettività dell’area, poteva, forse, essere evitato.




